Dal battello che lento solca la calma serale della Moldava, osservo Praga illuminarsi e diventare ancora più fiabesca di quanto già non lo sia di giorno. E’ la prima volta che vedo questo tipo di luci, l’Italia verrà più tardi a offrirci scorci notturni mozzafiato.
Sono con mia sorella, perfetta compagnia che vorrei per ogni viaggio.
Abbiamo scelto con allegria e ironia di regalarci questa serata sul fiume. Ci sarà anche la cena, e la musica. Domani partiremo, e stasera colmiamo così di romanticismo la nostra gita, fino all’orlo del tempo che ci siamo concesse per questa vacanza. Non si può non essere romantici a Praga, anche se si viaggia da soli.
Quella che vediamo è una Praga che da pochi anni si riaffaccia all’Occidente, è una Praga regale e stupenda e che a volte, dietro la facciata fiabesca, rivela realtà povere e mal gestite. Scegliamo di visitare la città del sogno, di muoverci solo nel centro storico, lo viviamo fino in fondo, giorno dopo giorno. In lontananza, i palazzi nuovi ci ricordano il tempo presente. Dal ponte San Carlo un giorno li vedo improvvisamente come una cinta di  mura che dal futuro osservano e conservano il cuore antico della città; e quel contrasto tra antico e moderno mi muove una domanda “dove sono gli altri?” che genererà un racconto e nuovi percorsi d’anima.
Eccoci sul battello, poggiate alle ringhiere della prua, a lasciarci inondare dall’incanto del fruscio delle acque, dalla luce serale del cielo a cui si aggiungono le luci della città, dai profumi dei cibi in preparazione.

Si avvicina un giovane uomo. Educatamente ci chiede se disturba; no, rispondiamo. Dice che ci ha sentite parlare, che siamo italiane. Si presenta. E’ una guida, parla italiano, ha studiato all’università per stranieri di Perugia. Il mondo è piccolo, non c’è dubbio. Parliamo piacevolmente. Io a un certo punto gli dico che vorrei fargli una domanda e che lui può non rispondere se non vuole. Va bene, mi dice sorridendo. Com’era “prima”?, gli chiedo. Come si viveva qui, “prima”? Lui sorride. Le faccio un esempio, mi dice: “prima” c’era solo un tipo di caffè, ma tutti potevano comprare il caffè; adesso ci sono tanti tipi di caffè, ma poche persone possono comprarlo. Lo ringrazio di avermi risposto. E rimaniamo in silenzio. Ecco un modo inaspettato di uscire dal recinto della città del sogno e incontrare la realtà, dura, come sembrano essere quei palazzi moderni cresciuti proprio dentro la realtà dura che adesso si palesa attraverso un semplice ed efficace esempio di vita quotidiana.

Riaffiora questo ricordo da qualche tempo. Da quando si sente dire solo di tornare ‘come prima’: dopo la pandemia riprendere tutto come prima. Abbiamo questa follia del prima, non so bene di quale prima: una donna partorisce e il suo corpo deve ritornare come prima del parto; succedono cose nella vita delle persone e tutto deve tornare come prima di quegli accadimenti … Eppure sono così belle le tracce, i segni dei vissuti; eppure è così bella la possibilità di apprendere da quelle esperienze e anche cambiare.
Invece no, tutto come prima. Con le guerre, con i bambini che muoiono di fame, con le bambine che vengono mutilate, con cinquantamila marche e tipi di dentifricio, di biscotti, di vestiti, di acqua in bottiglia, di tutto ciò che è consumabile. Come prima. Una pseudo ricchezza ( ché mica crederemo davvero di essere ricchi perché ‘abbiamo’!) concentrata in mano di pochi, e il resto del mondo a morire di povertà. Un tipo di caffè, e che tutti possano goderselo, a questo speravo che una pandemia potesse farci arrivare. Semplifico al massimo, mi rendo conto, e non faccio né ideologia né politica; mi piace pensare in termini di giustizia.

Ne parlo con qualcuno. Malù, mi dicono, così viene inibita la volontà delle persone di fare cose diverse, di desiderare, di migliorare; pensa alla Costituzione americana. Ah, sì rispondo, l’America…
La libertà?
Giustizia e possibilità personale possono viaggiare di pari passo?
E intanto penso al desiderare, a quanto venga indirizzato, gestito, manipolato.
Siamo, noi umani, un impasto di possibilità, di tensioni ‘verso’, di desideri; ma non sappiamo nulla di noi stessi, di cosa siamo uno per uno veramente, delle nostre possibilità uniche e irripetibili. E, mentre “siamo-esistiamo-viviamo” in queste condizioni di inconsapevolezza, può accadere che una persona realizzi qualcosa, faccia qualcosa e allora tutti ci buttiamo lì, ci sembra di volere proprio quello, ci sembra di sentirci realizzati, si aprono spazi interiori che ci sembrano i nostri e invece sono spazi-matrix, così li chiamo, e i desideri-matrix. O spazi interiori e desideri-Truman show, a scelta. E’ la storia dell’umanità che può essere scritta così. Ci sono dei bivi spaventosi che, una volta presi, ci hanno indirizzato sempre più verso il collasso del sistema, del pianeta, di tutto. Tutti a parlare d’amore, e poi nei comportamenti siamo inconsapevoli feroci predatori di tutto. Ogni fine di civiltà è stata preceduta da eccessi.
La nave dei folli, il quadro di Hieronymus Bosch, descrive bene la situazione attuale, secondo me.

Non so come sia adesso Praga, dopo vent’anni di tante marche di caffè.
Per me è bella nel ricordo, la visitammo di maggio, era tutta in festa per ricordare la sua Primavera, scrissi il mio nome dentro un cuore sul famoso Muro di John Lennon, un muro che non è mai uguale perché i disegni e i colori cambiano, le persone vi lasciano la traccia di quel momento, e le tracce si sovrappongono. E’ un po’ come la vita, che cambia; come le generazioni che si susseguono e lasciano tracce che si stratificano e che diventano fondamenta del  nuovo o scompaiono per l’usura del tempo.
Anche per questo abbiamo tutti diritto a un caffè, per il semplice fatto che esistiamo, che componiamo la grande orchestra della vita, ed è bello comporla con note e melodie e non con grida di dolore.
Siamo capaci di uccidere le abbondanze e le differenze umane, degli animali, del mondo vegetale, ma guai a toglierci le abbondanze di caffè 8sempre per rimanere nella metafora del caffè)?
Ah, beh, però parliamo così bene d’amore e dell’amore!
Un sorso di vita, vi prego, per tutti: parafrasando W. H. Auden.

E godiamoci il poeta, allora. Soprattutto la sua ironica correttezza su un argomento così importante.

La verità, vi prego, sull’amore
Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami
o al salame quando non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama
o avrà un profumo consolante?
E’ pungente a toccarlo, come un prugno
o è lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna
nelle cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta,
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego,sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altare soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità vi prego sull’amore.

W. H. AUDEN, La verità vi prego sull’amore,
Adelphi Edizioni, 1994, pp. 17-21

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https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_John_Lennon

 

 


4 risposte a “201. Praga e il “come prima”: un solo tipo di caffè ma che tutti potevano avere”

  1. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    A volte mi domando cosa resterà tra cento, duecento anni, di questi nostri tempi globali, venduti, prostituiti, ben che vada affittati, politicamente corretti ed elegantemente abituati a girarci dall’altra parte.
    Non so proprio cosa valga la pena di riportare sul grande libro della storia del mondo.
    Hai dato di Praga, della Praga odierna, l’immagine della sua essenza, tanti caffè ma non per tutti.
    Buonanotte Mara 🙂

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      Se accadrà come in passato, dei nostri tempi resterà ciò che ne diranno i vincitori. Ci sono così tanti silenzi nella storia, tante voci soppresse e dimenticate o fatte passare per folli. Praga come il mondo: tanti tipi di caffè, ma non per tutti.
      Buonanotte a te, Salvo. Grazie della tua presenza qui.

  2. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    A volte mi domando cosa resterà tra cento, duecento anni, di questi nostri tempi globali, venduti, prostituiti, ben che vada affittati, politicamente corretti ed elegantemente abituati a girarci dall’altra parte.
    Non so proprio cosa valga la pena di riportare sul grande libro della storia del mondo.
    Hai dato di Praga, della Praga odierna, l’immagine della sua essenza, tanti caffè ma non per tutti.
    Buonanotte Mara 🙂

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      Se accadrà come in passato, dei nostri tempi resterà ciò che ne diranno i vincitori. Ci sono così tanti silenzi nella storia, tante voci soppresse e dimenticate o fatte passare per folli. Praga come il mondo: tanti tipi di caffè, ma non per tutti.
      Buonanotte a te, Salvo. Grazie della tua presenza qui.

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