Ci sono gesti.
Che se ne vanno. Che non si fanno più. Perché cambiano i tempi, gli stili di vita.
E ci sono gesti nuovi che nascono.
Non sempre è bene che alcuni gesti non si facciano più.
Non sempre è bene che alcuni gesti si comincino a fare.
Oggi un gesto piccolo piccolo, è per lui che scrivo in questo pomeriggio di novembre, fuori gli alberi gialli e verdi, e un po’ di sole e poi pioggia.
Perché io sono affascinata dai gesti, posso stare ore a guardare come si muovono le persone, ed è quello che più guardo nelle rappresentazioni artistiche dei quadri o delle statue.
Le braccia spostate in avanti, le mani aperte, protese verso il fuoco a scaldarsi. La fiamma che scalda e illumina, e le mani verso quel calore, e poi le mani a sfregarsi l’un l’altra, per scambiarsi il calore e cominciare a distribuirlo al corpo con lo sfregarsi delle mani, con la schiena che si incurva e con i piccoli passi che si fanno in quel momento. E poi le mani di nuovo a prendere il calore, come avamposti, come esploratori, come fiducia.
Tutto qui.
Quel gesto piccolo piccolo, fatto mille volte, oggi di nuovo di fronte al camino acceso.
Il camino è un luogo è un mondo di fronte al quale e in cui vengono compiuti tanti gesti.
Oggi solo questo piccolo gesto dello scaldarsi le mani.
E il cuore.
Ho studiato parole nuove in diversi ambiti: sportivo, pubblicitario, letterario, lessico familiare e molto altro.
Ho studiato i gesti nell’ambito della comunicazione, e quanto possano essere stereotipizzati nelle narrazioni o da alcuni modelli interpretativi.
Ma sono attratta anche da ciò che si perde: le parole che scompaiono, i gesti che scompaiono. Perché scompaiono mondi e idee e visioni del mondo.
Un piccolo gesto. Le braccia tese in avanti, le mani protese verso il fuoco.
Tutto qui. In mezzo ai tanti e importanti gesti del mondo, solo questo piccolo piccolo gesto.
Ma spero che si continui a farlo finché esiste il mondo.



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