Orvieto, Oratorio della Misericordia -definito “uno scrigno di bellezza”- presentazione del restauro della mostra d’altare.
Con l’occasione si parla anche della pala d’altare, restaurata qualche anno fa. E’ una Deposizione, ispirata alla Deposizione del Carracci conservata al Louvre.

IMG_20190510_172637_leggero
Gli storici dell’arte e i critici d’arte dicono della “bellezza” dei volti, dipinti con perizia;  invece i drappeggi non sono stati dipinti bene; la parte meno riuscita, detta chiaramente “la più brutta” del quadro sembrano essere le mani. Siamo tutti rivolti a guardare la pala, a guardarla attraverso le parole degli esperti. Poi vedo bene un dettaglio, proprio osservando meglio il particolare delle mani. Vedo questo.

IMG_20190510_172703_leggero

La mano dell’angioletto sorregge la mano del Cristo, per non farla penzolare inerte nell’abbandono della morte. Una piccola mano sorregge una mano grande. E tutta la tenerezza del mondo all’improvviso è tutta ma proprio tutta lì, e non vedo più nient’altro.
Con il dito dell’altra mano, l’angioletto-puttino indica la mano del Cristo, probabilmente le stimmate, e cioè forse il motivo del suo gesto di compassione; ma, se fosse, anche questo per me passa in secondo piano, poiché a fronte della stessa causa ognuno di noi reagisce diversamente e fa gesti diversi. L’invisibile agli occhi di chi era sul Golgota, cioè l’angelo, si fa visibile a noi attraverso l’immaginario dell’artista e subito si fa suggerimento, via da percorrere o l’immediato riconoscersi rispecchiarsi svelarsi di parti che costruiscono  il cuore umano: la capacità di scegliere, la tenerezza, lo stare vicino, accanto, il contatto amoroso.
E’ quindi quel tocco, quella tenerezza voluta, scelta e gratuita che mi incanta e che tutto fa scomparire.
Scompare anche questa rappresentazione geografica, che pure è di mio grande e divertito interesse -ma cosa ha combinato il pittore dalle parti del confine tra Francia e Spagna? e Corsica e Sardegna dove le hanno collocate?e il Mar Nero, è immenso! – e che ci sovrasta dal centro del soffitto a volta dell’Oratorio.

IMG_20190510_154956_leggero
IMG_20190510_155011_leggero

 

Tutto scompare.
Rimangono solo queste due mani, in ogni parte del mio mondo.

IMG_20190510_172703_leggero

 

E adesso un pensiero mio, di sempre.
Bellezza? Bruttezza?
Si  possono davvero definire “brutte” quelle mani? Si può davvero leggere solo il tratto il colore le pennellate, in una chiusura di critico estetismo formale? E’ così difficile inserire nella lettura anche quel gesto, quella tenerezza infinita?
In un quadro e nella realtà, è così difficile?
Ho molta difficoltà a pronunciare le parole “bello”/”brutto”, da sempre, perché sento che mi sfugge qualcosa, che non sono corrette, che non narrano una completezza che, a sua volta, anch’essa però mi sfugge.
E penso che un grande salto in avanti dell’umanità avverrà quando sarà superata e dimenticata questa coppia “bello-brutto”, dicotomica, oppositiva, offuscante e così deviante nella lettura della realtà.
Si parla così tanto di bellezza, e se ne parla sempre fondando i discorsi su questa opposizione, anche quando la dicotomia non è evidenziata o non è portata sul piano della coscienza. Ma sempre, sempre, per un “bello” c’è un “brutto” e viceversa, due parole che non hanno espresso nel tempo e nello spazio le stesse medesime immutabili realtà, lo stesso tipo di bellezza o lo stesso tipo di bruttezza – un corpo umano considerato bello negli anni ’50 non lo è  oggi, tanto per fare un esempio banale- ma i due concetti si bilanciano e si sbilanciano reciprocamente, indissolubilmente legati dal meta-concetto degli opposti.
Ed è anche a partire da una riflessione sul meta-concetto degli opposti che  possiamo iniziare la ricerca di significati nuovi, non ancora intravisti – ma “sentiti” e sperati – e forse espressivi di valori condivisibili, inossidabili, duraturi, inattaccabili (sempre che esistano in questa nostra Dimensione). Perché ogni coppia di opposti ha sempre un significato che possiamo definire labile, “liquido”, per dirla con un termine in voga, cioè cambia, fino ad arrivare a significare anche l’opposto, e ciò che prima era bello ora è brutto e viceversa. Certo, questo si può dire per molte parole,  ma nella  coppia dicotomica emerge in modo evidente. In ogni epoca, in ogni potere, in ogni religione  -quindi sia in senso diacronico che sincronico- il significato dei termini che compongono le coppie di termini opposti (buono/cattivo, meglio/peggio, bello/brutto, ecc.) si rivela variegato, diverso, autoreferenziato, e dà immediatamente il senso valoriale di ciò che sta rappresentando, il senso di un’epoca, di una struttura, di un orizzonte simbolico. E soprattutto, nel suo mutare semantico, evidenzia il non mutare strutturale, cioè la struttura portante degli opposti. E’ allora qui che dobbiamo profondamente intervenire? Sì.
Un mondo nuovo avrà saputo pensare diversamente e avrà trovato altre parole perché avrà visto una realtà più complessa, più ricca, dove gli opposti  esclusivi non saranno nemmeno un ricordo.
E sarà invece presente una mano che sorregge un’altra mano.
Vi aspetto, partecipo alla vostra costruzione,  nuovi sguardi, nuove parole, nuovi pensieri.

Ceanothus__Concha__434b2e56

 

 


8 risposte a “100. le mani, e il bello e il brutto … e gli opposti”

  1. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    I tuoi post sono sempre una miniera di spunti e riflessioni.
    Bello il sarcastico j’accuse che rivolgi a tanti noti meccanismi di asservimento e manipolazione verso una degradata idea del bello.
    L’enigma comunque rimane.
    Cos’è bello?
    Non sarò certo io, buon ultimo a dirimere una questione su cui da diversi millenni si scervellano fior di illustri pensatori. Dai presocratici a Kant, ma anche a tanti filosofi contemporanei. Nessuno ha ancora risolto né accantonato la domanda.
    Tante le teorie, molte davvero affascinanti, avanzate in merito. Da un certo gioco di proporzioni, all’affascinante numero aureo, dall’influsso inconscio dell’archetipo al più spiegabile inprinting, da certe suggestioni religiose all’approccio meccanico ed esperenziale (condizionamento sociale).
    Mi sembra evidente che, se lasciamo parlare la logica, non è ammissibile un concetto di bello (né, per pura simmetria di brutto), che esuli dal contesto quindi dal condizionamento.
    Molti fanno riferimento ad un bello oggettivo contrapposto a quello soggettivo. Ma per me è una fandonia. Già solo per il fatto che questo “bello oggettivo ” negli anni abbia subito infiniti stravolgimenti, di fatto ne fa decadere qualsiasi oggettività.
    Eppure…
    Eppure da tempo, ho la sensazione, illogica e irrazionale quanto vuoi, che il bello “oggettivo”, quello assoluto però, non quello prima descritto, esista davvero. È questo un concetto che non riesco a portare ben elaborato ad un grado di esplicabilità, però lo avverto. L’idea che ci possa essere qualcosa che sublimi il senso estetico dell’uomo di neanderthal tanto quanto quello di un broker di New York, mi sembra istintivamente una cosa sensata.
    Ma cosa?
    E come diceva Quelo: “la risposta è dentro di te. Solo che è sbagliata”.
    Un abbraccio Mara 😉

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      Buongiorno. Io mi trovo allo stesso identico tuo punto di riflessione, e cioè che forse chissà potrebbe esistere un bello assoluto, e sarebbe anche consolante.Con in più la domanda centrata proprio sul termine “bello”, ancora prima di qualsiasi aggettivo che possa seguire, tipo oggettivo, soggettivo, assoluto, relativo … Il mio dubbio è ancor prima, e non me lo risolvono i metri di libri della mia libreria dedicati all’argomento, acquistati fin da adolescente, dopo la sbandata per Platone e il suo perfetto mondo delle Idee … veramente, da ancora prima … io ricordo che da piccola avevo timore-difficoltà-dubbio ogni volta che dovevo pronunciare i termini bello e/o brutto …
      So che da qualche parte c’è un “inganno”, lo so osservando come noi esseri umani stiamo mandando le cose. Troppe bocche si riempiono di insulse parole sul “bello”, troppi propongono il proprio bello.
      Se io guardo il cielo stellato, le albe, i tramonti, il grano che sembra danzare al lieve tocco di un venticello gentile, la bocca dell’amato i suoi capelli le sue mani, i volti degli esseri umani uno a uno ricchi di indicibile vita, se io sento, se io ascolto, e riesco a completamente dimenticare il “mio” “concetto” di bello -così fondato sulla dicotomia “bello/brutto” e con tutte le conseguenze del caso- e anche a scordare quegli altri di cui sono venuta a conoscenza, in che altro modo sentirei, ascolterei,vedrei, in quale altro modo concettualizzerei e poi direi ciò che vedo ascolto sento? Ecco, penso sia questa la strada per trovare quel qualcosa che tu definisci “bello assoluto”, ma visto da esseri umani che … sono passati per il Tao, per esempio? … che sanno dire “è”, semplicemente “è” di fronte a se stessi e a qualsiasi essere vivente, e sentire quell’ “è” nella sua inebriante completezza?

  2. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    I tuoi post sono sempre una miniera di spunti e riflessioni.
    Bello il sarcastico j’accuse che rivolgi a tanti noti meccanismi di asservimento e manipolazione verso una degradata idea del bello.
    L’enigma comunque rimane.
    Cos’è bello?
    Non sarò certo io, buon ultimo a dirimere una questione su cui da diversi millenni si scervellano fior di illustri pensatori. Dai presocratici a Kant, ma anche a tanti filosofi contemporanei. Nessuno ha ancora risolto né accantonato la domanda.
    Tante le teorie, molte davvero affascinanti, avanzate in merito. Da un certo gioco di proporzioni, all’affascinante numero aureo, dall’influsso inconscio dell’archetipo al più spiegabile inprinting, da certe suggestioni religiose all’approccio meccanico ed esperenziale (condizionamento sociale).
    Mi sembra evidente che, se lasciamo parlare la logica, non è ammissibile un concetto di bello (né, per pura simmetria di brutto), che esuli dal contesto quindi dal condizionamento.
    Molti fanno riferimento ad un bello oggettivo contrapposto a quello soggettivo. Ma per me è una fandonia. Già solo per il fatto che questo “bello oggettivo ” negli anni abbia subito infiniti stravolgimenti, di fatto ne fa decadere qualsiasi oggettività.
    Eppure…
    Eppure da tempo, ho la sensazione, illogica e irrazionale quanto vuoi, che il bello “oggettivo”, quello assoluto però, non quello prima descritto, esista davvero. È questo un concetto che non riesco a portare ben elaborato ad un grado di esplicabilità, però lo avverto. L’idea che ci possa essere qualcosa che sublimi il senso estetico dell’uomo di neanderthal tanto quanto quello di un broker di New York, mi sembra istintivamente una cosa sensata.
    Ma cosa?
    E come diceva Quelo: “la risposta è dentro di te. Solo che è sbagliata”.
    Un abbraccio Mara 😉

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      Buongiorno. Io mi trovo allo stesso identico tuo punto di riflessione, e cioè che forse chissà potrebbe esistere un bello assoluto, e sarebbe anche consolante.Con in più la domanda centrata proprio sul termine “bello”, ancora prima di qualsiasi aggettivo che possa seguire, tipo oggettivo, soggettivo, assoluto, relativo … Il mio dubbio è ancor prima, e non me lo risolvono i metri di libri della mia libreria dedicati all’argomento, acquistati fin da adolescente, dopo la sbandata per Platone e il suo perfetto mondo delle Idee … veramente, da ancora prima … io ricordo che da piccola avevo timore-difficoltà-dubbio ogni volta che dovevo pronunciare i termini bello e/o brutto …
      So che da qualche parte c’è un “inganno”, lo so osservando come noi esseri umani stiamo mandando le cose. Troppe bocche si riempiono di insulse parole sul “bello”, troppi propongono il proprio bello.
      Se io guardo il cielo stellato, le albe, i tramonti, il grano che sembra danzare al lieve tocco di un venticello gentile, la bocca dell’amato i suoi capelli le sue mani, i volti degli esseri umani uno a uno ricchi di indicibile vita, se io sento, se io ascolto, e riesco a completamente dimenticare il “mio” “concetto” di bello -così fondato sulla dicotomia “bello/brutto” e con tutte le conseguenze del caso- e anche a scordare quegli altri di cui sono venuta a conoscenza, in che altro modo sentirei, ascolterei,vedrei, in quale altro modo concettualizzerei e poi direi ciò che vedo ascolto sento? Ecco, penso sia questa la strada per trovare quel qualcosa che tu definisci “bello assoluto”, ma visto da esseri umani che … sono passati per il Tao, per esempio? … che sanno dire “è”, semplicemente “è” di fronte a se stessi e a qualsiasi essere vivente, e sentire quell’ “è” nella sua inebriante completezza?

  3. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    Ho fatto un pasticcio con i commenti. C’era qualche difficoltà tecnica nella loro pubblicazione così, ricordo di aver provato più volte con l’evidente risultato di aver ripetuto il commento.
    Non potevo però aspettarmi che la tua delicata cortesia li pubblicasse entrambi.
    Che dire …ti sono debitore di una pubblicazione 😉

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      🙂 evito interpretazioni per quanto possibile 🙂 e anche di fronte a ciò che mi sembrano evidenze, mi riservo di chiedere all’altro/a la sua posizione 🙂 tutto ciò spesso provoca più incomprensioni che chiarezze 🙂 🙂 🙂 ehm … nessun debito con me 🙂

  4. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    Ho fatto un pasticcio con i commenti. C’era qualche difficoltà tecnica nella loro pubblicazione così, ricordo di aver provato più volte con l’evidente risultato di aver ripetuto il commento.
    Non potevo però aspettarmi che la tua delicata cortesia li pubblicasse entrambi.
    Che dire …ti sono debitore di una pubblicazione 😉

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      🙂 evito interpretazioni per quanto possibile 🙂 e anche di fronte a ciò che mi sembrano evidenze, mi riservo di chiedere all’altro/a la sua posizione 🙂 tutto ciò spesso provoca più incomprensioni che chiarezze 🙂 🙂 🙂 ehm … nessun debito con me 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *