piccola biografia
Pallina Bella:
presa dalla strada appena investita
da qualcuno che non si era fermato a soccorrerla;
chiesto di aspettare al veterinario che consigliava di sopprimerla poiché lei era paralizzata dal collo in giù;
ha una leggerissima zoppia alla zampetta anteriore destra
e vola con tutta se stessa
Dedicato:
alla ragazzina che aveva letto tutti i libri che c’erano dentro l’armadietto-biblioteca di classe della prima media, particolarmente quelli di poesia, di storia e di mitologia greca, e la professoressa di italiano le fece fare qualche lezione di letteratura, di storia greca e di mitologia ai compagni e alle compagne;
alla ragazzina che scriveva poesie di nascosto e non aveva nessuno con cui confrontarsi; e un giorno l’insegnante di italiano di seconda media lesse a tutta la classe una poesia che la ragazzina aveva scritto su un foglio lasciato dentro il suo libro di letteratura, portato sulla cattedra durante un’interrogazione e dove la professoressa lo aveva trovato sfogliandolo casualmente; lesse la poesia a tutta la classe, guardando orgogliosa la ragazzina che, timidissima, invece aveva detto ‘no, professoressa, no, non la legga’; ma poi fu felice del “brava” che l’insegnante le regalò davanti a tutti, fu felice perché si sentì vista e riconosciuta per ciò che era;
alla ragazzina i cui temi venivano letti in classe e a cui l’insegnante di italiano di terza media consigliò di iscriversi al liceo classico; e l’insegnante di disegno, invece, la pregò di iscriversi al liceo artistico e i disegni della ragazzina rimasero appesi nell’aula d’arte delle scuole medie così a lungo che lei ebbe ancora modo di vederli da adulta.
Dedicato a quella Ragazzina, che dovette ripiegare di nuovo Le Grandi Ali -da così tempo le stava già ripiegando- perché nessuno del suo mondo voleva che Lei volasse.
Ci fossi stata io vicino a Lei, L’avrei presa per mano, L’avrei sostenuta nei suoi cammini, nella realizzazione di ciò che era e desiderava; ci fossi stata io L’avrei abbracciata, Le avrei detto brava, avrei conservato i Suoi quaderni e Suoi libri di allora a cui Lei teneva tanto. Se ci fossi stata io L’avrei amata, semplicemente, e il resto sarebbe venuto da sé.
Ma non c’ero, ci sono adesso, e adesso L’abbraccio; e io, adesso, mi lascio illuminare il mio cammino da Lei.
A quel Tesoro Di Ragazzina sepolta sotto le arroganze degli adulti dedico tre meravigliose poesie di Mariangela Gualtieri.
La bambina è rimasta con me.
Non è mai nata.
Si sbilancia fra i miei precipizi
ride forte e lenta dorme
e forte resta
resta sempre. Col suo cuore
che fa cuore col mio.
La bambina di sole azzurrina.
(da Bestia di gioia, Einaudi, 2010)
Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.
(da Bestia di gioia, Einaudi, 2010)
Giuro per i miei denti di latte giuro per il
correre e per il sudare giuro per l’acqua e
per la sete giuro per tutti per i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte giuro per la parola no
e giuro per la parola mai e per l’ebrezza
giuro, per la contentezza lo giuro.
Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.
(da Senza polvere senza peso, Einaudi 2006)

ci si racconta del prima dell’adesso del dopo quando ci si ama
nelle notti al buio a dirsi
nel giorno al sole a fare
mangiando camminando sorridendo ragionando
e in silenzio e con le mani e con gli occhi
Ascoltare -E Chiedere “Raccontami”- La Biografia Dell’Altro/a
E’ Un Incontro Con Il Sacro

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