LA TRILOGIA DEGLI ANTENATI DI CALVINO TRA IL CAMMINARE E IL FERMARSI – SPUNTI PER CORPO E LETTERATURA COME NIENTE FOSSE 🙂
Il mio camminare è un atto connotato da una serie di fantasiosi movimenti tesi a restare in piedi procedendo in avanti con l’aiuto dei bastoni: questo da quando l’ortopedico dice “provi a camminare”. Il mio camminare ha in comune con il camminare denotato dal vocabolario il procedere in avanti e il restare in piedi, il resto è un’accozzaglia di sforzi sostenuti dai bastoni e dalla parte destra del corpo, parte già di suo problematica e che già in questa fase comincia a far sentire doloretti.
Ed ecco che mi ripasso mentalmente quella meraviglia del Visconte Dimezzato di Calvino e mi chiedo se la mia parte destra è un po’ sul cattivo, come quella del Visconte Medardo di Terralba, o è la parte buona. Insomma, il dramma di noi esseri umani, divisi, ancora mai completi si rimembra nella mia schiena e nella mia cervicale in attesa che arrivino anche per me i buoni monaci che salvano la parte mancante e il dottor Trelawney che la riattacchi.
In sostanza, una buona completezza, come si converrebbe alla vita.
Dopo qualche giorno di impegno, sforzi e piccoli ma costanti miglioramenti del piede sinistro, la parte destra crolla. Bisogna fermarsi, implementare antiinfiammatori e antidolorifici e fare solo la fisioterapia, resa peraltro piacevole da un fisioterapista 24enne bello come un fotomodello e serio e bravo e che, quando entra a casa mia, illumina tutto con il suo viso sorridente.
Fermarsi, smettere di fare anche quei pochi passi non è una esperienza rinforzante: sono i momenti in cui più facilmente si può pensare a Il Barone Rampante, il giovane Cosimo Piovasco di Rondò, e al suo modo di risolvere una lite con il padre andando a vivere sugli alberi, senza più ridiscenderne, e volando via alla fine con una mongolfiera. Oppure viene facile pensare a quel Cammino di Santiago che ho programmato di percorrere fin da quando non solo non andava di moda ma era sconosciuto ai più.
Insomma, doversi fermare spinge a pensare al movimento, a fare cose, sicché non può non fare capolino anche Il Cavaliere Inesistente, il giovane e valoroso e idealista Agilulfo, ma fatto di sola armatura e dedito ad assolvere alle regole e ai protocolli della cavalleria: il rappresentante di un fare che è solo obbedienza, la metafora cioè dei robottini che siamo diventati e fa pensare a cos’è e com’è il nostro fare.
È buffo, ma quando si sono trascorse infanzia adolescenza giovinezza ed età matura a leggere di letteratura, la letteratura appare da tutte le parti della vita. Anche da un piede bifratturato, e dalla schiena e dalla cervicale andati in tilt, e dal camminare e dal fermarsi.
E aiuta come la miglior mano tesa e disponibile e graziosa che ci sia.
RINGRAZIAMENTI – SICCOME SI DICE CHE FA PIU’ RUMORE UN ALBERO CHE CADE CHE MIGLIAIA CHE CRESCONO, ADESSO DICO CHE RUMORE FANNO QUEGLI ALBERI CHE CRESCONO
Voglio ringraziare tutte le persone e le forme viventi che mi sono state vicine in vario modo, e che lo sono ancora, in questo periodo di disagio.
Guglielmo che si è fermato diverse volte da me in questo periodo, accollandosi incombenze di vario tipo, dal cucinare all’aiutarmi a fare gli esercizi di riabilitazione ad accudire la casa e molto altro.
Mia sorella Stefania che, insieme a suo marito Rocco, è accorsa dopo due giorni ad aiutarmi e a portarmi una carrozzina che mi ha aiutato a muovermi per casa; Stefania è poi venuta successivamente anche qualche giorno per darmi una mano; ci siamo sentite ogni giorno e lei mi incoraggia sempre.
I miei genitori che, pur non essendo indipendenti nel muoversi, hanno trovato il modo di farmi avere cibo, aiuti, compagnia telefonica.
Benedetta, per la sua disponibilità.
Antonella, che è venuta sin dalla prima sera a tenermi compagnia ed è venuta molte altre volte; da subito si è prodigata, insieme a Manfredo, per farmi avere il secondo paio di bastoni e vari contenitori per il ghiaccio in modo da poterli alternare ininterrottamente nelle ventiquattr’ore; si è prestata per diversi favori importanti; mi chiama e mi manda messaggi.
Domenico, fratello di Manfredo, mi ha fatto avere tramite suo fratello un deambulatore e mi ha tenuto giornalmente compagnia al telefono -abitando molto distante e non potendo venire qui – e abbiamo parlato a lungo di cose molto interessanti.
Il mio parroco don Francois è passato a trovarmi diverse volte e, non potendo io muovermi, ha organizzato a casa mia anche una riunione importante in cui ero coinvolta e che altrimenti avrei perso.
Giulia, che è stata a farmi compagnia diverse volte e mi invia messaggi di sostegno, di affetto, di cura.
Giuliano, che è venuto a trovarmi e che mi telefona spesso.
Massimiliano, che è passato due volte e mi ha aiutato a trascorrere due bellissimi pomeriggi; inoltre si è sempre tenuto informato tramite messaggi del mio stato di salute, sollevando l’umore con simpatiche battute.
Valentina, che si è interessata con messaggi anche in pieno periodo molto impegnativo per lei.
Roberta, che mi ha portato una squisita torta di mele, e che è passata a trovarmi diverse volte e che mi chiama o mi manda messaggi per sapere.
Lucia, venticinquenne figlia dei miei amici Totti e Catia, oltre a venirmi a trovare, è stata con me anche un’intera giornata: dalla mattina al tardo pomeriggio all’ospedale dove dovevo fare esami per altri motivi, con una pausa pranzo in cui ci ha raggiunte sua madre Catia.
Catia e Totti, che sono passati a trovarmi, che si sono fermati, che inviano messaggi e telefonano.
Giulia, la professoressa che si interessa e che mi sollecita a rientrare al lavoro per collaborare a comuni progetti.
Emanuele, tramite il quale ho iniziato la mia attività di volontariato, mi ha chiamato e mi è venuto a trovare per propormi un’altra bellissima collaborazione nel volontariato con i minori stranieri non accompagnati.
Antonietta, che mi chiama, o ci colleghiamo con skype oppure ci messaggiamo. A lei devo un grazie particolare anche per altri motivi.
Il mio amico-fratello Stefano che si informa con regolarità sul mio stato di salute attraverso messaggi e mi fa sorridere con la sua ironia.
Anna Maria che mi telefona per sapere come sto e come procede.
Olimpia che il secondo giorno si è offerta di portarmi il pranzo, e poi mi è venuta a trovare e si informa con messaggi.
Tullio, un signore che aiuta i miei nei loro spostamenti quando non posso farlo io, mi ha accompagnata alle fisioterapie, è andato a fare le prenotazioni per le visite di controllo e mi ci ha accompagnato; ed è tuttora disponibile.
Giacomo, il mio ventiquattrenne e bellissimo fisioterapista, che svolge con serietà il suo lavoro, a tal punto da contattare lui personalmente il mio medico di base e l’ortopedico vedendo che il piede e la schiena e la cervicale a un certo punto hanno cominciato a dare bei problemini.
Wilma che, sentita al telefono, si è interessata alla mia salute.
I miei vicini che, quando ho provato a camminare nei dintorni, si sono interessati e hanno dato disponibilità totale ad aiutarmi.
Tutte le persone che mi hanno lasciato messaggi e saluti su fb, sotto i post in cui ho parlato delle fratture.
Due micette, una rossa e una bianca, non mie purtroppo, hanno fatto della mia casa una loro seconda, riempiendomi di tenerezze e compagnia. Un micetto che, invece, si è fermato, e mi ha scelta come compagna di vita; e so che lui non mi tradirà né mi lascerà. Insieme a loro, le cicale e i grilli per i giorni e le serate di agosto e settembre, tutti gli uccelli coi loro canti corroboranti, le farfalle le lumache e i ragnetti.
Gli alberi, di cui ho visto il progressivo seccarsi delle foglie a causa della siccità, e la poderosa forza che emanano nonostante tutto.
La natura tutta di cui mi sento parte e da cui traggo esempi di vitalità e ripresa e forza.
I libri, compagni di bellezza del pensiero e dell’immaginazione umana.
Internet, fonte di informazione e possibilità di contatti.
Il silenzio, dentro cui mi ritrovo e mi curo.
CHE SUONO HA IL RUMORE DI UNA FORESTA CHE CRESCE?
lo stesso degli abbracci delle carezze del fare l’amore dei baci dei sorrisi




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