Certo, a volte è dura ridisegnare una mappa.
Tu fino a quel momento magari hai una specie di Paradiso Terrestre disegnato sul tuo bel foglio: amore, mari, compassione, cieli azzurri, bontà, prati in fiore, consapevolezza, sorrisi, limen e non limes, mani tese, impegno, ridenti vallate, apertura, montagne innevate e tutte queste cose belle dalle quali ti senti costruito/a. E hai pure letto Jung, che te lo dice in tutte le salse che bisogna integrare l’Ombra, che l’Altro sei tu per primo, e tutte queste cose della psiche, ché poi a volte ti perdi pure in tutti questi viali verdi e fioriti e cieli celesti e canti di cherubini.
E poi a un certo punto -anche a più di un certo punto, a tanti punti della tua vita- sbam!, scontri con un albero che sulla mappa non c’era, incontri un serpente velenoso, un amico un’amica ti tradisce un marito una moglie, un medico sbaglia una cura, cose così … e devi far conto con i confini entro cui ti sei assestato/a, e devi far conto con la paura che ti blocca, col dolore che ti piega le spalle e ti spezza il cuore e ogni futuro, con il senso di abbandono che ti toglie la voglia di vivere, con i mostri che da sempre hai messo oltre i tuoi confini, oltre le Colonne d’Ercole, lontano irraggiungibili da te. Tornano ferite lontane ad aggrapparsi alle presenti, in un intreccio di stupore dolore solitudine smarrimento. Si aprono le porte del Paradiso Terrestre e davanti ad esse si spalanca il mondo, nella sua complessità di luci e ombre, di bello e brutto, il mondo che chiede di essere amato così com’è, conosciuto così com’è. Il tuo mondo per primo ti chiede questo, la tua vita, te stesso/a. Le tue rappresentazioni cadono in frantumi come fragili specchi in cui la tua immagine viene riflessa all’infinito mentre cerchi di recuperare l’intero che ti sembravi essere, ma sai che non è questa la strada; la mappa si accartoccia ed è portata via dal vento come fosse una palla con cui giocare ed è invece ciò che hai chiamato ‘la mia vita’ fino a quel momento; le tue narrazioni non hanno più trama né ordito né logica né lingua e diventi muto/a fino alle cellule, come fossi tu il lontano orizzonte che guardi, affamato si senso. Ti senti morire.
Sei in un punto del mondo dell’universo che non era disegnato nella tua mappa.
https://it.wikipedia.org/wiki/Olao_Magno
https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_marina
I navigatori impauriti di fronte alle onde alte metri e metri, terrorizzati di fronte ai gorghi, incantati alle epifanie di nuove terre; gli esploratori smarriti tra i ghiacci, nascosti dalle foreste tropicali, fermi davanti a ostacoli insuperabili: instancabili viaggiatori di vita e di morte, anche senza aver letto Jung hanno narrato Luce e Ombra, le hanno disegnate, le hanno incluse nelle mappe. Sei figlio/a di chi quelle esperienze ti ha raccontato, rendendo piano piano usuale il novum, aiutandoti a completare te stesso/a.
Sei in un punto del mondo dell’universo che non era disegnato nella tua mappa.
E tu torni indietro. Cioè, così sembra. E’ invece un andare avanti su una strada, la stessa, cancellando i bivi, altri sentieri, le autostrade, le mulattiere, ogni via altra.
Non disegni il nuovo, la mappa non si può sciupare.
Preferisci dire che hai sbagliato strada, che ti sei confuso/a, che ti sei smarrito/a e torni indietro.
Magari era dato a te essere l’esploratore/trice di quel nuovo territorio, a te raccontarlo agli altri, a te aprire quella via fino a quel momento sconosciuta o negata, e invece torni indietro. La tua bella mappa disegnata non si può cambiare: la dignità la responsabilità il dolore lo sconcerto lo stupore sussiegoso diventano i sicuri nascondigli delle tue paure. Scompaiono con il tratto della tua spugna bagnata di prode viltà tutte le cose che hai visto, vissuto, sperimentato: ombra degli alberi, piogge rinfrescanti, fiumi turbolenti, persone che hai frequentato; insieme alle esperienze del dolore c’erano sorrisi, ma non li ricordi e non li vuoi vedere … luci e ombre, ma rimane l’ombra, l’ombra però negata cancellata umiliata calpestata, e tutto è travolto da ciò che avevi messo fuori dal Giardino Terrestre.
Certo, è difficile ridisegnare una mappa se non sei un viaggiatore/una viaggiatrice, se non sei un esploratore/un’esploratrice del mondo, ma sei invece un conservatore/una conservatrice di mappe, e la tua vita non è un viaggio, è un un continuo fermarti- non sostare- fermarti, ritrarti, indietreggiare.
Stiano ferme di là oltre il confine, cose persone esperienze che hai vissuto; se ne vadano, sono mostri, tornino ombre tra le ombre, tu sei luce.
Luce che grida la sua incompletezza, Luce che anela l ‘Ombra, ma non lo vuoi sapere. Mappa sempre più muta, sempre più inutile.
Certo, è difficile ridisegnare una mappa, ma questo è Il Compito.
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Petrus Vesconte, Mappa del mondo
https://it.wikipedia.org/wiki/Petrus_Vesconte
Giusto de’ Menabuoi, Creazione del Mondo 1375-1376,
Battistero Duomo di Padova

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