194. Madria, sì cara

E quando sarai Madria può darsi che tutte queste scelleratezze finiranno. Finiranno certamente se Madria non sarà la copia matriarcale di Patria, ma l’originale espressione della creatività gilanica. Madria, sconfinata Terra dai confini partoriti e non guerreggiati; Madria, le cui frontiere sono contatti e incontri, e non scontro. Madria, ti costruiamo con vite e amore, con rispetto e collaborazione. Madria, una carezza a te che attendi da tempo la riconciliazione nel tuo grembo di tutte le patrie.

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Lutero_Pagano ha detto:
mara.alunni ha detto:

5 risposte a “194. Madria, sì cara”

  1. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    Il fallimento delle società gilanichem millenni or sono, è stato il primo vero fallimento del progresso umano.
    Un saluto Mara 🙂

    1. Avatar mara.alunni
      mara.alunni

      Ciao Salvo. Un fallimento sul quale ho tanto riflettuto, e molto insieme al mio amico Gabriele, filosofo, psicoterapeuta, eccellente ed etico comunicatore, studioso di sciamanesimo con esperienze incredibili vissute ‘sul campo’, ‘inventore’ di un nuovo approccio psicoterapeutico integrato corpo/psiche che superava la forma teorica basandosi sulla vita; un uomo in cui il principio archetipico del femminile completava quello del maschile in una unione interiore davvero ‘ierogamica’. Lui mi consigliò la lettura di un libro dove trovai effettivamente una possibile spiegazione a quel fallimento, triste spiegazione, per la verità; come triste sono altre spiegazioni date, per esempio in ambito archeologico. Tristi perché un mondo di pace non ha retto alla violenza e alle armi che lo distrussero.
      La coerenza e l’orizzonte egualitario e pacifico non possono diventare violenza, pena la perdita del loro stesso essere e del loro esistere. E infatti la storia dei martiri, religiosi o laici che siano, racconta proprio questo dramma: rimanere coerenti offrendo la vita, non diventare ciò che sono riusciti a capire sia cattiveria e disastro umani; quindi non usare la violenza, ecc. … In termini psichici è la morte-coerenza che precede la ‘resurrezione’ della persona nella completezza che ha superato tutte le dicotomie e le opposizioni, quindi le guerre, le battaglie di ogni tipo, interiori ed esteriori.
      Un’ottima ulteriore risposta la trovai in un testo di una grande esponente del pensiero del femminile, testo nel quale l’autrice immagina un mondo futuro in cui l’umanità avrà saputo fare un salto quantico spazio-temporale, qualcosa come una resurrezione: quindi non con le battaglie, le guerre, le contrapposizioni (linguaggio patriarcale), ma rimanendo fedele a quell’archetipo del femminile che le società gilaniche sembrano aver vissuto, e in più con la consapevolezza acquisita nei millenni della giusta risposta/non-risposta da dare alla violenza – la violenza della cultura dei Kurgan o di chi altri successivamente.
      Mi dispiace che ancora si sia convinti di una società ‘matriarcale’ opposta a quella ‘patriarcale’, non era quello il mondo gilanico; ed è questo l’equivoco in cui è caduto tanto femminismo, al punto da considerare evolutiva l’entrata delle donne nel mondo patriarcale. E qui rimane facile ricordare anche il desiderio mimetico che tanto è radice di comportamenti -personali e sociali- disfunzionali e distruttivi e che sembra non essere presente in quelle società gilaniche che propongono a noi moderni-involuti la chiarezza di un’identità dinamica che tanto ci manca.
      Una grande riflessione quella sulla gilania, e un grande insegnamento.

      1. Avatar Lutero_Pagano
        Lutero_Pagano

        Non so se la nostra mente animale, biologica sia oggi in grado di trascendere le dinamiche del potere, perché di quello si parla.
        L’uomo, il maschio più precisamente, ha accolto corroborandola spesso “religiosamente” in mille modi, l’affermazione del potere solo sotto il profilo della forza fisica. Facendo salve poche sparute realtà, tra l’altro ormai scomparse dove il potere rappresentava una promozione umana mentale e spirituale, e qualche mistico occidentale, la parte risultata poi più numerosa del pianeta ha accettato di buon grado questo paradigma.
        Nelle civiltà precolombiane in genere i ruoli legati al potere, religioso, militare ed economico, non erano prerogativa maschile. In molti casi le donne potevano affermarsi in ruoli socialmente strategici anche solo per lignaggio personale.
        Concordo con te sul femminismo. Se la sua genesi fu meritoria, e lo fu senz’altro, la piega successivamente imboccata rappresenta di fatto l’ingresso della donna ai più rozzi aspetti della mascolinità quando invece dovrebbe orientarsi verso il superamento di una dicotomia costruita nei secoli, anzi nei millenni.
        La “donna con le palle”, per esempio, è uno degli slogan peggiori, sebbene altamente rappresentativi di questa mascolizzazione della donna.
        Bisognerebbe uscire da questo gioco di forza riuscendo a concepire un piano differente di costruzione identitaria.
        p. s. Mi diresti il titolo del libro di cui parli?

  2. Avatar Lutero_Pagano
    Lutero_Pagano

    *gilaniche non gilanichem… 🙂

  3. Avatar mara.alunni
    mara.alunni

    Ciao Salvo. Sì, si parla del potere, o meglio si parla in termini patriarcali e quindi di potere. Immensa e necessaria riflessione. E’ una grande domanda, un’inquietante realtà che come tela di ragno avvolge i fatti da millenni. Ma ciò non significa che non si possano cambiare le cose. Oltre la speranza, c’è il passo che possiamo compiere ogni attimo, la tangente da seguire.
    Riguardo i libri, eccoli, con qualche aggiunta 🙂
    Il libro che mi regalò Gabriele è L’origine della donna, di Elaine Morgan, ed è anche un bell’esempio di esercizio di logica e di rigore.
    L’altro libro di cui parlo nel post è Quintessenza. Realizzare il futuro arcaico, di Mary Daly, la mitica, l’autrice di Al di là di Dio Padre […], che forse tu già conosci.
    Sul femminile, consiglio anche, sempre, Il calice e la spada. La civiltà della grande dea dal Neolitico ad oggi, di Riane Eisler.
    E suggerisco quello che fu per me il primo in assoluto, sempre consigliatomi da Gabriele, e fu non solo un libro, ma l’apertura d’anima su un orizzonte che fremeva in me di essere visto; è I misteri della donna. Un’interpretazione psicologica del principio del femminile come è raffigurato nel mito, nella storia, e nei sogni, di M. Esther Harding, allieva diretta di Jung.
    E poi le opere di Marija Gimbutas.
    A lato consiglio anche la lettura di un libro che cito spesso, ed è Origini di storie, di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti.
    Se vuoi, ti mando in privato l’elenco dei libri che ho io 🙂 🙂 ma non bastano i libri… Usando una metafora ‘agricola’, i libri sono il seme e la persona che legge è il terreno … e, come ben sai, prima di seminare, il terreno va arato, preparato, rinnovato … e questo è il passaggio cruciale da fare, altrimenti tutto ciò a cui ci avviciniamo resta a conferma o sconferma di quello che già pensiamo.
    E invece bisogna immaginare.

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